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quando l’Italia chiama…
L’Italia col buco in mezzo
18.02.2o08
Risiedo, da ora, ufficilamente all’estero, dopo 8 anni di girovagare tra italia, svizzera, portogallo e una improfumata di altri continenti, mi sono messo in regola.
Perché, beh ancora non lo so, mi è venuta voglia.
Comunque vado pimpante prima dai portoghesi, che in un ufficio di lusso prendono a pugni una stampante e mi danno un pezz’ e’ carta con le stelle dell’Europa, e poi al consolato italiano.
Che il primo giorno è chiuso per pioggia (e in effetti il giorno prima c’era appena stato un nubifragio in città).

E poi ci torno, e mi da un’immagine dell’Italia fantastica, letteralmente.
C’è una grande cartina, di quelle in plastica e a rilievo, col buco in mezzo.

e poi ci sono due divanetti carini, e uno squallidissimo quadretto dicendo che i due divanetti sono omaggio di una nota ditta di divanetti.

e dietro ad un vetro blindato, c’è una ragazza che è precisa, gentile ed estremamente sensuale, con occhiali neri dalla montatura grossa
e in un attimo il vetro diventa un altro vetro e la luce si fa scuro, ma dura un battito di ciglia e non si puo’ fotografare…
cosi’, riprendo i miei documenti, ed esco alla luce di Lisbona.
E l’anagrafe italiana, finalmente, lo sa.
Ciao, ti va di giocare?”
“Va bene, ma a che gioco?”
“Giochiamo all’Italia!”
“Va bene, allora io faccio lo Stronzo e tu il Fesso”.
“Perché tocca sempre a me fare il Fesso?”
“Perché ti viene naturale. Allora, facciamo che governo il Paese”.
“Ma non vale, sei uno stronzo! E rubi anche!”
“Allora faccio una legge che dice che si può rubare”.
“Ma poi la gente lo scopre e non vota più per te!”
“Mah, chissà. Comunque posso fare una legge per cui, anche se perdo le
elezioni, chi le vince non riesce a governare!”
“Non riesco a crederci. Come fai ad essere così stronzo?”
“Mi viene naturale”.
[...]
“Comunque hai perso le elezioni! Tie’!”.
“Non ci credo, ricontiamo”.
“Riconta quello che vuoi, tanto hai perso! Hai perso!”
“Sì, ma di poco. È meglio che ci mettiamo a governare insieme”.
“Ma neanche per sogno, ho vinto io e governo io”.
“Vedrai che cadi tra una settimana”.
“E invece no”.
“Vedrai che cadi tra un mese”.
“E invece no”.
“Vedrai che cadi tra un anno”.
“E no, no, no… ops”.
“Aha! Lo vedi che sei caduto!”
“Ma non è colpa mia! La tua legge elettorale faceva schifo!”.
“Non mi frega niente, sei caduto. Rifacciamo le elezioni”.
“Aspetta! Se rifacciamo le elezioni con questa legge schifosa…”
“Vinco io, embè?”
“Ma anche se vinci, farai una fatica matta a governare, come l’ho fatta io”.
“E a te che te ne importa?”
“Ma aspetta, scusa, aspetta un momento! Troviamo un accordo! Facciamo
una legge più seria. Così, dopo, se vinci tu…”
“Se vinco io…”
“…puoi governare per cinque anni senza cadere!”
“Non riesco a crederci. Come fai ad essere così fesso?”
“Mi viene naturale”.
da: http://leonardo.blogspot.com/2008/02/giocando-allitalia.html




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